lug 04 2010
Palo Alto Networks – Firewall Applicativo
Pensate davvero che il vostro firewall blocchi tutto il traffico non legittimato ad uscire dalla vostra rete?
Data la diffusione di software che incapsulano i loro pacchetti su http o su porte TCP considerate sicure, la risposta è molto probabilmente no.
I firewall di Palo Alto Networks, facendo uso della tecnologia proprietaria App-ID, riescono comunque ad identificare le applicazioni in entrata e uscita dalla vostra rete, anche se criptate in SSL. In questo modo le politiche di sicurezza della vostra azienda non verranno più eluse da applicazioni stealth, e oltre a questo, data l’integrazione con Active Directory, le regole di firewalling potranno essere applicate al singolo user anche se provvisto di IP dinamico.
Alla possibilità di identificare e bloccare selettivamente le applicazioni si aggiunge l’identificazione e il blocco di virus, malware e attacchi di rete verso i vostri apparati (agisce cioè da IPS).
Generalmente, i firewall si supponga agiscano come gatepeeker, negando o permettendo in traffico in base alle policy amministrative, non è tuttavia un segreto per nessuno che quasi tutte le politiche di firewall permettono il traffico web, il che permette agli sviluppatori di software di prendersi per così dire gioco del sistema e far uscire i loro applicativi sfruttando i protocolli web. Ad esempio, l’RPC over http di Microsoft viene usato frequentemente per mascherare connessioni da Outlook verso server Exchange al di fuori della LAN. In pratica ciò equivale a chiudere la porta ma lasciare la finestra aperta.
L’unica eccezione sono i proxy applicativi, che mi “ricreano” le applicazioni che passano attraverso il firewall, garantendo che solamente le applicazioni realmente approvate possano bypassare la rete interna.
Ma anche i proxy hanno i loro problemi, non ultimo il dover tenere il passo con le nuove applicazioni e i nuovi protocolli, tanto che anche minimi cambiamenti nel protocollo usato da un’applicativo possono causare problemi di compatibilità impedendone in definitiva l’uso agli utenti finali.
Palo Alto risolve il dilemma implementando un sistema basato su signatures che mi permette di identificare oltre mille applicazioni differenti. Oltre a questo, vi sono altre signatures per identificare i virus nel traffico di rete, malware e altri tentativi di exploit. Naturalmente, è lasciata all’amministratore di sistema la possibilità ultima di bloccare o permettere la singola applicazione o threat.
In aggiunta a quanto detto, integrato nel firewall è presente pure il database di classificazione URL di SurfControl, ciò rende possibile avere in unico apparato anche l’URL filtering, anche questo per categorie piuttosto che per singola URL, e configurabile per gruppi di utenti o singolo utente piuttosto che per IP.
La possibilità di implementare l’apparato in modalità tap mode rende possibile analizzare il traffico in una rete senza causare alcun disservizio, la modalità virtual wire prevede invece l’utilizzo in linea del firewall in maniera del tutto trasparente ma con la possibilità aggiuntiva di bloccare il traffico indesiderato. Infine, la modalità L3 prevede di usarlo come vero e proprio firewall, in sostituzione del precedente. Ovviamente, è possibile un mix delle tre situazioni sul medesimo appliance.
Per quanto riguarda la reportistica, ci si può soltanto sbizzarrire: oltre alla possibilità di cliccare sui vari grafici ed essere rimandati all’evento contestuale (protocollo, ip sorgente, ecc), è possibile costruire filtri con il solo uso del mouse, filtri che potranno essere salvati per un successivo riuso.
Maggiori dettagli su http://www.paloaltonetworks.com







