La si attendeva ormai da tempo, era stata annunciata per il 19 aprile, poi rimandata a data da destinarsi.
Finalmente eccola qui: la nuova, ultimissima versione dell’edizione Community di quello che negli anni si è sempre più affermato come il documentale di riferimento nel mondo dell’open source: Alfresco.
La pazienza di chi ha, con crescente disappunto, seguito le vicissitudini di questa nuova versione, ricca di promesse, sarà ricompensata? Dopo una prima analisi di massima la risposta non può che essere un sonoro “SI“. E questo non può che far piacere a chi segue lo sviluppo di applicazioni nell’ambito open source e che conosce le difficoltà che spesso esse incontrano. Un plauso a questo prodotto che davvero non fa rimpiangere molte delle sue controparti commerciali e che, nella maggior parte dei casi, uscirebbe addirittura vincitore dal confronto.
La novità principe di questa release (3.3g), che si propone quale soluzione ai numerosi bug della precedente (3.3), è sicuramente la rinnovata interfaccia Share che, come suggerisce il nome, è stata pensata e voluta quale mezzo di collaborazione fra gli utenti. Ai ben informati sull’argomento verrà da chiedersi dove stia la novità, in quanto tale interfaccia era già presente anche in alcune release precedenti, ma la differenza è tanto sottile dal punto di vista grafico (una semplice voce di menu aggiuntiva), quanto imponente sul lato della fruibilità: da share si dispone ora dell’accesso al repository, dove risiede la totalità dei documenti.
Sul piano delle funzionalità le novità emergono fin dai primi utilizzi: le regole, che permettono ad esempio di creare e gestire workflow semplici (copiare, spostare, trasformare file), sono ora definibili e facilmente gestibili dalla nuova interfaccia grafica. Si possono creare siti di collaborazione che mettono a disposizione: wiki, blog, discussioni, calendari, liste (di tasks-to-do, di issues, ecc.) in pochi secondi e ancora meno click. Interessante la possibilità di gestire facilmente piccoli workflow del tipo: “review and approve” (inviare la richiesta di valutazione di un documento e in seguito ricevere notifica dell’approvazione o del rifiuto) o “task ad-hoc” (inviare la richiesta di svolgere un task su un documento), con la possibilità aggiuntiva, che ci promettiamo di testare prossimamente, di introdurre altri workflow definiti tramite il motore jBPM di JBoss.
Questo giusto per citare alcune delle funzionalità che più semplificheranno la vita a coloro che sceglieranno di utilizzare questo prodotto, che sembra affermare con forza che l’essere gratuito non determina minimamente un impatto negativo sulla qualità della sua implementazione. Anche sul lato architetturale arrivano novità: dalla versione 3.3, Alfresco consente all’utente di decidere, out-of-the-box, se appoggiarsi su MySql o su PostgreSQL. Lo stiamo attualmente testando su un’istanza di PostgreSQL appositamente predisposta per fornire efficienza al salvataggio e al recupero dei meta-dati dei documenti.
Ovviamente è presto per tirare le somme, data la mole di funzionalità da testare, e forse risulta prematuro sfoggiare tanto entusiasmo, ma per questa volta me la sento di rischiare, riservandomi di tenervi informati sull’argomento. Se davvero saprà mantenere tutte le promesse, questo documentale saprà decisamente lasciare il segno e introdurre in tutte le aziende che decideranno di adottarlo il valore impagabile della semplificazione.




