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Pillole di IPv6 n° 1

martedì, 8 giugno 2010

Aprile 2012, data stimata per l’esaurimento definitivo degli indirizzi IPv4 disponibili. La soluzione è una tecnologia innovativa già presente, i cui studi sono iniziati nel lontano 1994 da parte dell’IETF e che hanno portato alla prima pubblicazione del protocollo già nel 1998. Tale innovazione prende il nome di IPv6.

La caratteristica principale di questo nuovo protocollo è il numero di bit riservati agli indirizzi, ben 128 bit contro i 32 del vecchio protocollo IPv4. Tale cambiamento porta con sé la capacità di gestire 2128 indirizzi (circa 3,4 × 1038, cioè 666 mila miliardi di miliardi per metro quadro di superficie terreste), mentre IPv4 permette di indirizzarne solo 4 x 109.

Entriamo un po’ più nello specifico. L’header IPv6 presenta parecchie modifiche rispetto a quello precedente, basti guardare il peso, 40byte contro i 20byte di quello IPv4. Nella seguente immagine si possono notare i campi mantenuti, i campi tolti, i campi rinominati e cambiati di posizione ed infine i campi nuovi.

header IPv6

IPv6 renderà obsoleti ARP e NAT, essenziali in questo momento, grazie a protocolli già inclusi in esso, tra cui per esempio NDP (Neighbor Discovery Protocol) che si occupa della scoperta degli altri nodi nella rete determinando il link layer address di quest’ultimi, di trovare i router disponibili e di mantenere informazioni riguardanti i percorsi per gli altri nodi attivi limitrofi; l’utilizzo del NAT non sarà più necessario in quanto lo smodato spazio di indirizzamento permetterà ad ogni dispositivo di rete di comunicare con il mondo con il proprio indirizzo.

Qui sopra abbiamo parlato di link layer address: ogni dispositivo di rete avrà a disposizione questo indirizzo auto-generato che gli permetterà di comunicare all’interno della propria rete con il protocollo NDP per poter ottenere la configurazione dell’indirizzo Ipv6 globale; quest’ultimo gli permetterà di comunicare con il resto della rete Internet.