L’ottavo pianeta era il più strano di tutti.
Era abitato da un solo uomo, ma tutto lo spazio era occupato da strane macchine dalle quali usciva una moltitudine di cavi tra loro connessi, a formare un groviglio indecifrabile.
Ad attirare l’attenzione del Piccolo Principe erano però le lucine verdi e rosse che si illuminavano intermittenti e proiettavano riflessi cangianti sul volto dell’uomo solo.
“Buongiorno” disse il Piccolo Principe “a cosa servono quelle luci?”. Ma l’uomo solo non alzò neppure la testa, né tantomeno rispose.
Il Piccolo Principe, che non rinunciava mai ad una domanda una volta che l’aveva posta, tornò a chiedere: “a cosa servono quelle luci? Cosa significano quelle verdi? E quelle rosse?”.
L’uomo solo guardò l’esile figura dai capelli color del sole e distrattamente rispose: “servono a monitorare lo stato del sistema”.
“Ma cosa rende questo sistema così importante da dover essere costantemente controllato?” incalzò il Piccolo Principe, non soddisfatto della risposta. “Non deve mai fermarsi” fu la risposta dell’uomo solo.
“ E cosa succede se il sistema si ferma?”. L’uomo solo era esasperato da tutto quel domandare, che lo distoglieva dal suo compito e provò a liquidare la questione: “succede un disastro immane. Non so di preciso che tipo di disastro, ma sicuramente immane: per questo non posso neppure dormire. Sono indispensabile io”.
Gli adulti sono ben strani, pensò il Piccolo Principe, e disse: “Anch’io annaffiavo sempre la mia rosa e controllavo che nulla o nessuno potesse farle del male. Avevo anche tre vulcani da tenere puliti; uno era inattivo ma lo pulivo lo stesso, perché non si sa mai. Però di notte ho sempre dormito ”.
Il Piccolo Principe se ne andò perplesso e un po’ più triste di come era arrivato.
Bertoldo





