Gli antichi filosofi l’avevano capito: l’assoluto del tempo è il presente.
Il passato non c’è più: perché ti tormenti? Il futuro non c’è ancora: perché ti preoccupi?
L’unica dimensione del tempo sulla quale possiamo esercitare una qualche forma di potere è il momento presente.
Ma noi IT manager viviamo sfasati. O ci ostiniamo ad applicare i paradigmi del passato coltivando l’illusione di percorrere vie sicure, che in cuor nostro sappiamo ormai inefficaci. O ci proiettiamo nei futuri probabili alla ricerca di certezze improbabili.
Noi consistiamo nel presente. Il momento migliore per fare qualunque qualcosa è ADESSO: più ci arrovelliamo a capire cosa succederà domani, più perdiamo l’opportunità di creare un domani diverso.
Ma cosa significa vivere il presente, per noi che lavoriamo in un settore dove il presente sfugge e si conta al ritmo dei bites per secondo? La nostra clessidra ha il foro largo. La sabbia ci scorre tra le mani inesorabile e noi dobbiamo agire, decidere. Presto. In fretta. E bene.
Voi mi direte, presi nel vortice dell’ansia cronica:
“Ma come [c…] si fa? Lo sai tu, Bertoldo, come [c…] si fa?”
E io vi rispondo:
“L’utilità del vaso sta in quello che non c’è”.
Voi mi direte:
“ E che [c…] vuol dire?”
E io vi dirò:
“Non lo so. Però è vero. E’ vero come tutte le cose semplici. E’ utile come tutte le cose vuote”.
Lasciatevelo dire da un vecchio disilluso, ormai immune ad ogni chimera: semplificare, eliminare, svuotare. Questa è la via. Oggi, questa mattina, è il tempo opportuno per farlo.



