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Dopo Java c'è Scala

venerdì, 24 luglio 2009

Recentemente James Gosling, creatore di Java, alla domanda su quale linguaggio avrebbe usato se avesse cominciato a programmare oggi ha risposto: Scala.

Recentemente James Strachan, l’ideatore di Groovy, si è spinto oltre dichiarando sul proprio blog che se avesse letto qualche anno fa il manuale di Scala non avrebbe inventato Groovy (“I can honestly say if someone had shown me the Programming Scala book by Martin Odersky, Lex Spoon & Bill Venners back in 2003 I’d probably have never created Groovy.”) e ha battezzando Scala come illong-time replacement for Java“.

Per chi già non lo conoscesse Scala è un linguaggio OOP, funzionale, staticamente tipato, DSL, performante tanto quanto Java, nativamente compatibile con Java di cui condivide il modello a bytecode/JVM.

A mio parere il linguaggio è semplicemente adorabile e, considerando l’esplosione che si sta avendo nel suo uso (si pensi che Twitter è implementato in Scala), la piena compatibilità con Java, l’opinione dei suddetti guru, l’esigenza di scrivere codice per processori multi-core (con Scala si parallellizza facilmente), la semplicità dei linguaggi DSL derivati, c’è da aspettarsi nei prossimi anni una sua adozione sempre più spinta e probabilmente la reale progressiva sostituzione di Java (nel senso del linguaggio, non della JVM).

Consiglio agli interessati di prendersi un’oretta e guardarsi questa panoramica introduttiva di Jonas Bonér.

Ai più audaci cosiglio direttamente il librone di riferimento: chiarissimo e di agile lettura anche a chi è nuovo ai costrutti un po’ più astratti dei linguaggi funzionali.